domenica 27 gennaio 2013
PROGRAMMA POLITICO STRATEGICO A LUNGO TERMINE
La sintesi del trattato denominato Stato decentrato nazionale o con termine analogo Stato cooperativo regionale o Stato cooperativo federale, può indicare le linee del programma politico strategico di FONDAZIONE ROMA CAPITALE, che possa evitare forzature senza un riscontro sperimentale.
Ciò perché è stato detto da certi esponenti politici che è bene procedere all’abolizione delle Regioni.
L’abolizione delle regioni o delle province è certo una cosa da fare; io nel trattato su un nuovo modello di Stato, ho proposto l’abolizione delle province e il cambiamento della loro funzione.
Ma la crisi economica attuale certo non si risolve cancellando le province o le regoni soltanto, ma riformando profondamente lo Stato come è stato proposto nel trattato da me redatto.
Qui posso accennare i punti infomatori da attuare per raggiungere l’efficienza dello Stato.
Questi sono ben delineati nella sintesi del mio lavoro progettuale di circa 6.000 pagine:
1) Occorre innanzitutto partire dalla privatizzazione della pubblica amministrazione, che comprende la nuova organizzazione economica della società, data dalla democrazia economica prevista in parte nella nostra Costituzione, ma mai attuata. Tale democrazia economica consiste nella ripartizione del capitale, dei mezzi economici dell’impresa tra tutti i lavoratori, naturalmente in modo differenziato e in via sperimentale secondo un patto sociale siglato tra lavoratori e capitalisti. Ciò aumenta la produttività del lavoro e fa diminuire grandemente la conflittualità sindacale e quindi fa recuperare enormi quantità di ricchezza ora perse per gli elementi indicati.
2) – Occorre in secondo luogo procedere alla riforma della struttura statale, proprio attuando le riforme dei vari settori di funzionamento dell’ordinamento che noi proponiamo con i nostri oltre trenta progetti. E quindi occorre prevedere la trasformazione del Senato nel Senato delle regioni competente esclusivamente nelle materie economiche e la nuova organizzazione delle regioni che potrà prevedere la loro sopravvivenza o la loro cancellazione con l’operatività delle province accorpate.
3) – Il terzo elemento è dato dal principio sperimentale. Vale a dire che questa nuova struttura statale va sperimentata perché nessuno può sapere quali saranno gli effetti di questa organizzazione proposta, se non si va a vedere sul campo la sua concreta operatività. Si potrà ad esempio sperimentare in una regione per ognuna delle tre parti d’Italia (nord, centro e Sud), il funzionamento della macchina statale con le sole province o con la sola istituzione regionale e vedere quale sistema funziona meglio per poi adottare la soluzione che da maggiori garanzie in tutte le regioni dello Stato.
Quello che è importante è il farci guidare dalla ragione e non dalla contingente improvvisazione, dalla logica cioè, da quel principio sperimentale che è nato dall’idea di un grande scienziato, proprio Galileo Galilei che ha creato la fisica moderna. E quindi il principio sperimentale è proprio quello da applicare per vedere quale è il sistema più idoneo ad essere adottato perché produce risultati migliori.
4) – In quarto luogo vanno collegati questi due elementi (la privatizzazione e le riforme) con un terzo principio, dato dall’efficienza dell’apparato statale pubblico e privato; che si ottiene con la capacità di raggiungere ben precisi obiettivi di sviluppo attraverso l’operatività di due categorie di organi:
a) – si tratta dell’associazione provinciale, regionale e nazionale delle imprese che producono beni e eservizi e
b) – degli uffici collettivi interessti da una privatizzazione superiore. Vale a dire l’ufficio mobilità, gli uffici di coordinamento dei piani economici (UCCPAP, UCCPAR, DCCPR), gli uffici finanziari e gli uffici attività sindacali.Vi riferisco che gli uffici dell’efficienza economica uniti agli altri elementi, hanno il potere di ridurre grandemente i danni derivanti dalle crisi economiche graduando e organizzando i vari investimenti e finanziamenti pubblici e privati in modo complementare tra loro, in modo cioè che un investimento serva all’altro e viceversa. Sono quindi da evitare gli investimenti a pioggia che hanno caratterizzato la politica negli anni passati.
In questo modo vi è un controllo ferreo delle attività economiche che permettono di prevedere e quindi di far diminuire grandemente i danni derivanti dalle crisi economiche che tanta ricchezza distruggono in ambito mondiale.
Questi uffici (i primi due non esistono nell’attuale ordinamento) creano l’efficienza operativa, l’efficienza economica e finanziaria e l’efficienza sociale. Cioè creano la capacità di raggiungere da parte dello Stato livelli di progresso e di sviluppo economico e sociale sempre più elevati,
Per dare attuazione operativa a questi organi non occorrono trasformazioni costituzionali, mentre invece sono necessarie per la soppressione delle regioni o delle province.
Ritengo allora che la strategia di un movimento politico sia quella di proporre all’elettorato delle soluzioni valide, che poi saranno valutate molto approfonditamente dai tecnici dei vari partiti, dei media e dai diversi organi che operano nello Stato.
Il presentare una soluzione che sia logica e realizzabile è certo un elemento che fa prendere in considerazione un movimento politico da parte dell’elettorato, perché vi sarà la relativa condivisione da parte di media e vari organi tecnici degli organistatali.
Questo che vi ho indicato sinteticamente può divenire il programma strategico di vertice di ogni movimento politico, che poi potremo concordare nei dettagli. Si tratta cioè dello schema principale su cui si verranno ad innestare tutti i sistemi progettuali più particolari, che sono dati dai nostri progetti di riforma strutturale dello Stato e dai progetti di riforma economica; quella pianificazione economica i cui primari obiettivi noi prevediamo siano indicati inizialmente dagli organi che hanno una esperienza di lavoro concreta e prolungata nel tempo, quegli operatori che si inventano le attività produttive, che sono gli artisti delle imprese e pianificano continuamente la loro attività produttiva futura per esigenze dimercato.
Questi organi che potranno operare subito con semplice disposizione e accordo tra Ministri, in futuro potranno divenire organi costituzionali, proprio perché la sperimentazione della loro attività quando avrà dato i risultati di magggior progresso e benessere, potrà costituire l’elemento che spingerà le forze politiche del potere esecutivo e legislativo a riconoscerne la loro funzione essenziale e quindi ad elevarli ad organi costituzionali.
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giovanni
ciao
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